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Becca Rayette o Bec d'Epicoun (3529 m)

Becca Rayette o Bec d'Epicoun (3529 m)Questa è una montagna più severa del Mont Gelé, per salirla bisogna già avere un po’ di esperienza in terreni difficili di montagna. E’ una ascensione completa poiché presenta tratti su ripidi pendii innevati o ghiacciati, tratti di scalata di 3 grado nella parte finale, calate in doppie, progressione su ghiacciaio.E’ curioso sapere che gli Svizzeri da sempre la chiamano Bec d’ Epicoun mentre i valdostani la chiamano “Becca rayette”. Fu la salita la prima volta dalla cresta Nord da J.J. Weilenmann e J. Gillioz il 21 luglio 1866.
Si può leggere sulla guida “Alpi Pennine” volume 1 di Gino Buscaini che era frequentata molto dagli Svizzeri e poco dagli Italiani, a tale proposito possiamo affermare che è ancora così, nonostante la costruzione del rifugio Crête Sèche abbia reso la gita a questa cima veramente interessante. La Becca Rayette offre panorami unici sui 4000 Svizzeri e Valdostani ed appaga l’ ideale immaginario di montagna grazie alla sua forma ed al glacio-nevaio finale.

La salita alla Becca Rayette
Dal rifugio si segue il sentiero n 2 fino al colle di Crête Sèche, poi si prosegue al Colle di Chardoney seguendo gli ometti. Si scende sul ghiacciaio d’ Epicoun, perdendo circa 120 m di dislivello, e si prosegue sullo stesso fino raggiungere l’ evidente pendio nevoso che porta sulla spalla Nord, superato questo pendio (tratto più ripido) si prosegue agevolmente sulla spalla nevosa. Durante la fine dell’ estate è facile trovare l’ ultimo tratto della spalla, prima di arrivare alla parte finale su roccia, senza neve e quindi ghiacciato; non sono da escludere due tiri in sicurezza. L’ ultimo tratto avviene su delle rocce con dei facili passaggi di arrampicata, massimo 3 grado. Dalla cima si consiglia la discesa sul versante di Vertzan con due doppie corte (massimo 20 m ) con anello di calata sul posto. Dopo le doppie si procede con cautela sulla cresta che porta al Noeud della Rayette (croce sulla vetta). Si percorre circa metà della sella nevosa che divide il Noeud della Rayette dal Monte cervo e si scende a metà di tale sella lungo un canalino innevato (fino a fine luglio in genere poi la neve sparisce) fino a raggiungere il Ghiacciaio di Chardoney. Arrivati sul ghiacciaio si prosegue a sinistra sotto le pendici del monte Cervo e alla fine del ghiacciaio si scende lungo il pendio (all’ inizio dell’ estate è innevato poi è di sfasciume). Dopo avere percorso il primo tratto sulla sinistra orografica a metà circa si attraversa il torrente per portarsi sulla destra orografica. Proseguire fino ai prati della Comba di Vertzan e arrivati alle rovine dell’ alpeggio si trova il sentiero segnato di giallo che porta al rifugio Crête Sèche, oppure scendere fino all’ alpeggio di Berrier.

Curiosità
Lungo la discesa sul pendio sotto il ghiacciaio di Chardoney, dopo avere attraversato il torrente, sulla destra orografica e abbondantemente sotto la metà del pendio, se ci si porta sulla destra sotto delle balze rocciose lungo le quali cola dell’ acqua dal ghiacciaio soprastante, si può scorgere la targa in Bronzo posizionata in memoria della Guida Alpina, scultore e primo gestore del rifugio Crête Sèche, Ettore Bionaz, che perì tragicamente nell’ estate del 1985, all’ età di 45 anni, di ritorno da una gita al Monte Cervo con un cliente.

Se volete altre informazioni potete chiederle a Daniele al rifugio.

 

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